Il sistema dei media che ci governano, sono diventati la nostra nuova finestra sulla realtà; un sistema dove un’ operazione ciclica e progressiva di sottrazione  del peso e di simultaneità di idee e informazioni ci ha condotti a considerare elementi come “identità virtuale” e “cyberspazio” potenzialmente in grado di eludere la materia e il tempo. In questo contesto popolato da entità senza peso tutte confluenti simultaneamente senza coordinate di tempo e luogo, la leggerezza e la rapidità da tentazioni irresistibili sono divenute valori irrinunciabili, sui quali strutturare la nostra mutabile identità e la nostra  volubile sensibilità. 

Quando nel 1987 Calvino presentò le sue Sei proposte per il nuovo millennio, aveva – attraverso una lucida lettura del passato – compreso la complessità e la mutevolezza del mondo e delle sue strutture fondamentali e la tendenza dell’uomo a manipolare il contesto in cui vive in base alle proprie esigenze. 

A distanza di quarant’anni, le sue proposte si definiscono sempre più come intuizioni che di fatto oggi sono alla base delle nostre relazioni culturali e sociali. Il mito di Medusa e Perseo è per Calvino una metafora del rapporto dell’uomo con il mondo: l’eroe affronta il mostro su elementi leggeri (i calzari alati), non direttamente ma tramite il riflesso dello scudo, le taglia la testa e dal sangue della Gorgone nasce Pegaso, il mezzo leggero per eccellenza. 

Sempre con riferimento al mito, Calvino sostiene la contrapposizione tra leggerezza velocità e immediatezza, rappresentata da Mercurio messaggero degli dei, con la meticolosità e la ponderatezza di Vulcano l’artigiano dio del fuoco; è una contrapposizione che si attua senza fratture, in una complementarietà e simultaneità senza gerarchie ma l’una funzionale all’altra. L’esperienza della leggerezza così come della rapidità passano necessariamente dall’esperienza degli opposti; affrontare il mondo con mezzi leggeri e rapidi, attraverso filtri visivi e cognitivi consente di sperimentare nuovi mezzi per comprendere la realtà, affrontarla e porsi in relazione con essa. 

Allo stesso modo le forme d’arte risentono della stessa esigenza. Si utilizzano reti metalliche per trasformare pesanti materiali industriali in entità percepite senza peso, senza coordinate spazio-temporali che mettono lo spettatore in relazione con la molteplicità e gravità degli elementi che lo circondano. Nella musica la tendenza ad utilizzare un linguaggio semplice, leggero e immediato ha lo scopo di essere condivisa e l’effetto di rendere universali tematiche strettamente personali. Così la leggerezza e la rapidità sono diventati quei canoni estetici attraverso cui formulare un nuovo linguaggio, una comunicazione mobile, che sempre più spesso è veicolata attraverso le immagini, il cui valore era ben chiaro anche per  Calvino.  Instagram ad esempio ci fornisce infinite narrazioni che partendo dalle esperienze fisiche e personali, arrivano con mediata immediatezza allo spettatore per restituire una temporale panoramica sulla mutevolezza delle nostre relazioni, sulla nostra esigenza di sottrarre peso ed essere immediati.
Le immagini sul cibo sottolineano come le tradizioni gastronomiche che proponevano piatti complessi e dalle lunghe preparazioni, sono oggi oscurate da un’estetica del piatto che privilegia la sobrietà e la ricercatezza, una filosofia del consumo, votata anch’essa alla rapidità.
La ricerca di un lessico nuovo, leggero e immediato, passa comunque – e non potrebbe essere altrimenti- per l’esperienza del passato, del nostro vissuto manipolandolo o meglio riadattandolo. 

E’ questo  il caso di Barbie.
La nostra bambola preferita incarnava un modello irraggiungibile di bellezza e ricchezza: era una principessa, una fata, una sirena; era la fuga da un mondo già complesso ancorché infantile, che ci faceva sognare e sperare in storie bellissime, irreali quasi sempre a lieto fine.

Oggi Barbie con il suo profilo Instagram e milioni di follower, non è più un irraggiungibile modello ideale ma, divenuta personaggio pubblico, incarna l’archetipo della ragazza/donna comune calata in contesti quotidiani, sociali e domestici.
Le immagini e le stories di Barbie studentessa, viaggiatrice, mamma e cuoca narrano una realtà quotidiana, fatta sì di plastica e colori accesi, ma verosimile, possibile.
La didascalia del suo profilo (When a girl plays with Barbie, she immagine everything she can become, accompagnato dall’hastag #youcanbeanything) non parla più di un immaginario su cui fantasticare,  ma di un ventaglio infinito di possibilità da considerare, è un monito concentrato in un’ immagine o in un video da 15 secondi.
Barbie posta una foto o una story e va dritta al punto: “tu può essere tutto quello che vuoi” raggiungendo efficacemente e contestualmente milioni di persone.
Allo stesso modo, ciascuno di noi è in grado di raccontare con gli stessi mezzi episodi, abitudini, esperienze e tutto questo con un linguaggio immediato, leggero, rapido e diretto: una foto, un post, una story un tweet.
Una narrazione breve, concisa e immediata, così come un’immagine gradevole hanno il potere di conferire peso alla leggerezza e leggerezza al peso, cristallizzare lo scorrere degli eventi in un’ esperienza compiuta che oggi può essere immediatamente condivisa.
Togliere peso all’immagine che abbiamo del mondo però non significa secondo Calvino, abbandonarsi alla vaghezza e alla casualità, essere rapidi non significa essere imprecisi. Significa scomporre la realtà nelle sue componenti più microscopie per cogliere con determinatezza e precisione «ciò che è infinitamente minuto e mobile e leggero» e riconoscere nel caos e nella molteplicità delle forme e delle informazioni che ci raggiungono il tessuto connettivo che mette in relazione tutto con tutto e tutti.
Ed in questo processo di rappresentazione, la pesantezza non è un disvalore da accantonare ma l’esperienza da cui partire per proporre un’estetica contemporanea elastica e fruibile così come la lentezza è il viatico per una conoscenza ponderata che diventa segno, parola, immagine figurale.

Ciò che comunque resta chiaro per Calvino è la validità immanente delle leggi fondamentali che governano il mondo e che spesso in una realtà virtuale e in vista di una immortalità digitale ci illudiamo di poter aggirare: la gravità della materia e l’inesorabilità del tempo.

Elisabetta Musso

Author Elisabetta Musso

Siciliana D.O.C., è avvocato per formazione e sommelier per vocazione. Nel 2013, la svolta: dopo la laurea in Giurisprudenza, il fardello dell’abilitazione e l’esercizio della professione, abbandona la via forense per intraprendere quella dell’aceto. Oggi è impegnata a tempo pieno nella promozione del vino. Appassionata di scrittura, dedica ogni momento utile della giornata alla creazione di contenuti dalla matrice alcolica. Occasionalmente, dispensa caustici interventi sulla cultura enogastronomica su testate giornalistiche on-line e si affaccenda nell’ambito della distribuzione vini per il canale Ho. Re. Ca. e nell’organizzazione di eventi ad hoc. Nel tempo libero adora degustare alcolici, leggere, mangiare e tormentare amici e conoscenti sull’importanza di “bere consapevolmente”. Non chiedetele qual è il suo vino preferito (ne ha uno all’ ora). E neanche quanti anni ha. Ama follemente la sua terra, il vino, la musica e Miles Davis. Gesù è il suo idolo.

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